Asinara, da carcere a centro velico: vince il progetto sassarese

di Gianni Bazzoni

SASSARI. Il vetro sui muri come garanzia di sicurezza artigianale, il filo spinato e la sbarra arrugginita. Le mura di cinta che segnano l’ex edificio carcerario a corte interna dove sono passati centinaia di detenuti che da qui sentivano forte il profumo del mare dell’Asinara. Più giù quel che resta dell’ex azienda vitivinicola attiva sino agli anni ’70, la cantina con le antiche botti in cemento. Trabuccato oggi è ancora così, qui sorgerà il Centro velico internazionale che da ieri ha cominciato a prendere forma sulle carte. Il concorso per la progettazione della struttura bandito dalla Conservatoria della coste e dal Parco nazionale dell’Asinara è stato vinto da un gruppo di lavoro coordinato dall’architetto sassarese Simone Solinas: la giuria ha preso la decisione all’unanimità dopo avere valutato – nella seconda fase – i cinque elaborati finalisti, mentre in partenza erano stati 38 i professionisti partecipanti, tra italiani e stranieri. Proprio la selettività del concorso, ha fatto emergere le qualità progettuali e professionali del gruppo formato da giovani architetti internazionali distribuiti tra la Sardegna e la Spagna (lo stesso Simone Solinas ha da dieci anni uno studio anche a Siviglia).

Dopo la lunga storia carceraria, dunque, l’ex diramazione di Trabuccato cambierà destinazione. Le vecchie strutture dovranno essere «riusate», riproposte con interventi discreti, nel pieno rispetto del valore storico degli immobili, senza mai dimenticare che quello è un luogo dove si sono incrociate anche le storie delle persone. Il Centro velico internazionale dovrà essere dotato di una precisa identità architettonica e paesaggistica, con una correzione dell’immagine severa della prigione.

Quello di Trabuccato, forse, sarà il primo Centro velico in una ex struttura carceraria, dentro un Parco nazionale complesso come quello dell’Asinara: potrà accogliere 60 allievi e nell’ex diramazione sono previste attività ricettive (camere d’albergo, piccoli appartamenti e ristorante), ma anche spazi lavorativi (officine, laboratori per i maestri d’ascia).

Alessio Satta, direttore della Conservatoria delle coste, ieri ha manifestato la sua doppia soddisfazione: «Per la qualità del progetto – ha detto – e per il fatto che porta la firma di professionisti sardi. Una bella cosa. Toccare Trabuccato è una operazione complessa, ed è interessante che una giovane classe di architetti si cimenti in questa iniziativa che li vede competitivi a livello nazionale e internazionale».

Simone Solinas, laurea al Politecnico di Milano, un curriculum di master e primi premi che riempie più pagine, non si considera uno dei «cervelli in fuga». La notizia della vittoria del concorso l’ha saputa mentre era a Parigi, guarda caso, componente di una giuria che giudicava altri architetti. Al telefono, dalla Francia, non nasconde la soddisfazione.

«Si apre una bella sfida – dice – dopo un lungo processo che ora speriamo di poter gestire e controllare. Perchè in Spagna succede così: chi progetta cura anche la direzione dell’intervento, e quindi conosce ogni aspetto. In Italia non sempre è così. Il progetto è già definito, per me e per i miei colleghi (del gruppo fanno parte anche altri sardi) è una occasione speciale, una opportunità di rilancio molto interessante». Il tema è quello del recupero, del restauro, dell’agire su tante strutture che ci sono cambiandone la destinazione, senza costruirne delle altre.

L’assessore regionale all’Ambiente Andrea Biancareddu ha sottolineato che «l’esempio di un Centro velico internazionale all’Asinara rappresenta un modello capace di offrire alle comunità locali l’opportunità di percepire la conservazione delle aree costiere non solo come un vincolo ma, soprattutto, come una opportunità economica per una migliore qualità di attività tradizionali come agricoltura, pesca e turismo».

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