Rispunta l’ipotesi del carcere all’Asinara

di Gianni Bazzoni

PORTO TORRES. L’Asinara e i mafiosi, una storia che non si può cancellare. Forse anche perchè sull’isola che ricade nel territorio comunale di Porto Torres hanno scritto la requisitoria del primo maxiprocesso i giudici Giovanni Falcone e Borsellino. Due servitori dello Stato che Cosa Nostra non ha esitato a uccidere con stragi costate anche altre vite umane, come quella dell’agente di polizia Emanuela Loi.

Così, da quando l’Asinara è Parco nazionale, non passa primavera o estate senza che qualcuno – quasi sempre ministri della Giustizia – rinnovi il dubbio. L’ultima iniziativa del sottosegretario della Giustizia Giuseppe Berretta è persino elegante: «Non sappiamo ancora se riaprirà il carcere dell’Asinara – ha detto ieri a Cagliari – ma la Sardegna ha già una serie di strutture attrezzate per accogliere i detenuti soggetti al 41bis». Come dire, state in campana, perchè il governo – per ragioni di necessità – potrebbe anche decidere, un giorno, di rimettere in funzione il carcere speciale così tanto odiato dai mafiosi.

Sono bastate quelle poche parole per scatenare le reazioni. «Sarebbe un crimine», ha detto il presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci. Che ha anche sottolineato come all’Asinara «Regione e Conservatoria delle coste stanno sviluppando progetti che la renderanno un modello di eccellenza di sviluppo sostenibile. Qualsiasi ipotesi di riapertura del carcere sarebbe un’idea retrograda e per noi inaccettabile». Tra i primi a saltare in piedi, il deputato del Pdl Mauro Pili: «L’Asinara è chiusa per sempre. L’ipotesi di una riapertura del carcere è demenziale quanto la conferma che il governo voglia mandare 300 mafiosi del 41 bis in Sardegna. Affermare che non si sa se il carcere sarà riaperto significa ignorare che quell’isola è un parco naturale. E che ogni bene dismesso dallo Stato, in base all’articolo 14 dello Statuto, è di proprietà della Regione sarda».

E di «ipotesi totalmente scellerata» parla anche il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa. «Piuttosto che annunciare ciclicamente la possibile riapertura del carcere – ha detto il primo cittadino – sarebbe opportuno che il governo nazionale collabori e ci fornisca le risorse per perfezionare il sistema turistico dell’isola».

C’è da dire che prima di Berretta, nel 2009, la stessa iniziativa era stata annunciata dall’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano con l’appoggio di Giuseppe Lumia, Pd, della Commissione parlamentare antimafia. E lo scorso anno era stato il ministro Paola Severino a dire che «occorre una approfondita riflessione sull’opportunità di riaprire, previa idonea ristrutturazione, gli istituti dell’Asinara e di Pianosa». Solo qualche giorno fa, Domenico Fiordalisi, procuratore della Repubblica di Lanusei, si era espresso così: «Bisognerebbe rivalutare la possibilità di riaprire il carcere dell’Asinara, un contesto che per la sua conformazione geografica offre grosse garanzie». Un ragionamento fatto nel valutare i rischi per il tessuto urbano con la dislocazione dei mafiosi nelle carcere di Bancali e Uta.

Quindi, ci risiamo. L’Asinara non sarà più carcere, però l’argomento è sempre attuale. Specie se l’esca arriva dal governo. Il senatore del Pd, Silvio Lai, ha escluso che si sia parlato di riapertura del carcere dell’Asinara «che il sottosegretario Berretta conosce come parco nazionale, incompatibile con qualunque progetto che porti indietro le lancette del tempo». Secondo Lai, «Cappellacci e gli esponenti del Pdl appaiono nervosi, pensano solo a creare allarmismo tra i cittadini, per alzare colonne di fumo e nascondere i loro fallimenti».

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