Carceri, Berretta: «Non sappiamo se l’Asinara riaprirà»

CAGLIARI. «Non sappiamo ancora se riaprirà il carcere dell’Asinara, ma la Sardegna ha già comunque una serie di strutture attrezzate. L’eventuale arrivo di detenuti soggetti al 41bis verrà fatto con grande cautela e per evitare problemi ai sardi e alla Sardegna». Lo ha detto il sottosegretario della Giustizia, Giuseppe Berretta, in visita a Cagliari, al termine dell’incontro col presidente della Corte d’Appello, Grazia Corradini, e del procuratore generale, Ettore Angioni. «Il processo di riorganizzazione della giustizia va avanti – ha proseguito – con l’informatizzazione e un sistema più rapido ed efficiente per i cittadini. Sul campo del lavoro, poi, vogliamo ripartire con la mediazione, su cui tanti studenti avevano scommesso». In particolare sull’apertura del nuovo super carcere di Uta, che dovrebbe sostituire nel capoluogo Buoncammino, il sottosegretario non ha dato tempi: «Lavoreremo per fare in modo che tanti agenti penitenziari sardi che oggi lavorano fuori dall’isola e che vogliono tornare lo possano fare».

«Presso l’isola dell’Asinara la Regione e la Conservatoria delle Coste stanno portando avanti una serie di progetti che la renderanno un modello di eccellenza di sviluppo sostenibile. Qualsiasi ipotesi di riapertura del vecchio carcere non solo sarebbe un’ipotesi scellerata, ma sarebbe un’idea retrograda e per noi inaccettabile. Spiace che ogniqualvolta appare nella nostra isola un ministro o sottosegretario fresco di nomina, viene riproposta questa idea folle. Questo fa sospettare che qualche solerte funzionario abbia verso tale area un’attenzione di cui faremo volentieri a meno». Lo ha detto il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, contro una possibile riapertura del penitenziario dell’Asinara per ospitare i detenuti in regime di 41 bis. «La Sardegna e le sue isole minori si propongono sullo scenario internazionale per uno straordinario patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale e identitario. Per questo – ha aggiunto Cappellacci – rifiutiamo e contrasteremo ogni iniziativa che tenti di riappiccicare alla nostra terra l’etichetta di Cayenna d’Italia. Sarebbe quello l’unico vero crimine».

17 giugno 2013

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