Biennale Updates: sorpresa Angola, conferma Tino Sehgal. Sono loro a vincere i Leoni d’Oro, mentre il Leone d’Argento per il miglior giovane va alla francese Camille Henrot.

Caspita, quanto pesa. Ma me lo posso portare via?“. Si apre con il simpaticissimo siparietto di Marisa Merz, che contribuisce ad allentare la tensione, assieme al piglio gigionesco di Massimiliano Gioni, la cerimonia di inaugurazione della Biennale, che coincide con l’assegnazione dei premi. La prima a salire sul palco è proprio la grande artista torinese, che ritira il Leone alla Carriera (l’altra vincitrice, Maria Lassnig, delega un suo amico).
Poi si passa alle menzioni speciali: per le partecipazioni nazionali vanno a Lituania, Cipro e Giappone, mentre fra gli artisti a Sharon Hayes ed all’italiano – meritevolissimo, con la grande scultura nella seconda sala dell’Arsenale – Roberto Cuoghi. A ruota i primi premi: il Leone d’Argento per il miglior giovane va alla francese Camille Henrot, con il suo ipertesto video della conoscenza umana presentato nella mostra Il Palazzo Enciclopedico all’Arsenale.
Il più felice del riconoscimento è certamente Tino Sehgal, che arriva saltellando a ricevere il suo Leone d’Oro per il miglior artista. La sua inconfondibile performance canora – in puro stile sehgaliano, il catalogo recita “titolo non ancora assegnato” – aspetta (e delizia) i visitatori nella sala centrale del Palaexpo, ai Giardini; per lui una consacrazione che non sorprende, dopo i grandi successi anche alla recente Documenta a Kassel ed alla personale londinese alla Tate.
Sorprende invece, anche se viene accolto con uno scroscio di applausi, il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale, assegnato all’Angola, Allestito – titolo Luanda, Encyclopedic City – a Palazzo Cini a San Vio, fra Accademia e Collezione Guggenheim. Molti dei giornalisti presenti sono costretti ad ammettere, nel turbinio di impegni di questi giorni, di esserselo perso… Un evento comunque clamoroso, per un Paese africano, peraltro nell’anno del suo debutto: con una mostra che riprende la linea curatoriale già tracciata da Beyond Entropy di Stefano Rabolli Pansera, alla Biennale Architettura dello scorso anno, che già aveva destato un grande interesse

“Abbiamo incontrato Edson Chagas, un giovane fotografo dell’Angola, il cui lavoro sposa veramente le nostre idee. Chagas cerca degli oggetti abbandonati nella città di Luanda, porta questi oggetti con se in giro per la città fino a trovare il posto migliore e creare un nuovo scenario. Ciò finisce così di essere pura documentazione e diventa un atto di creazione…” (Paula Nascimento, curatore del Padiglione Angola insieme a Stefano Rabolli Pansera).

Intervista a Paula Nascimento e Stefano Rabolli Pansera

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