Il faro è un rudere Il sindaco: «Serve una soluzione»

di Alessandro Farina

BOSA. Il faro di Bosa Marina non è stato inserito nell’elenco dei beni alienabili. Questa la ragione per cui il manufatto, ormai ridotto ad un rudere, non risulta tra quelli che la Conservatoria delle coste può utilizzare per il progetto che prevede, nella sistemazione e utilizzo di torri e fari nell’isola, anche l’intervento dei privati. Notizia che nella città del Temo non è evidentemente passata inosservata. Anche perché sulla struttura di Bosa Marina sono state diverse in passato le manifestazioni di interesse da parte di privati, interessati a trasformare il faro collocato sullo sperone sud dell’isola Rossa in una risorsa turistica. La struttura da decenni, dopo il declassamento del Porto di Bosa e lo spegnimento della lanterna, è andata lentamente degradandosi. Tanto che qualche anno fa era anche trapelata la presunta volontà di abbatterla perché pericolante. Fatto che aveva mobilitato un comitato, che ha fatto leva sulla ormai consolidato profilo urbanistico ambientale del manufatto, sia pur in pessime condizione, al pari della torre aragonese esercita sul panorama che si gode dal litorale. «Comunque una soluzione bisogna trovarla» spiega il sindaco Pierfranco Casula. Che, interpellato sull’argomento ed alla luce delle novità di queste ore sul progetto regionale in cui sono stati inseriti vari siti dell’isola, tra cui Torregrande e la struttura di Capo Mannu in provincia di Oristano, rivela «La Conservatoria delle coste ha effettuato qualche tempo fa un sopralluogo anche a Bosa Marina». Dove l’idea era  ricomprendere in un unico progetto il faro, la torre aragonese ed i fortini militari realizzati nella seconda guerra mondiale. Qualcosa però deve essersi inceppato nel meccanismo, visto che il faro non è stato inserito nell’elenco dei beni alienabili e quindi non rientra nel progetto della Conservatoria. Il Comune però intende riallacciare con la Consrvatoria  il filo del discorso. «Con il presidente regionale Alessio Satta abbiamo un incontro nelle prossime settimane per discutere della questione» afferma il sindaco di Bosa. Che per la verità, in tema di demanio, qualche idea in campo nella frazione balneare vorrebbe metterla in pratica, considerati i tanti vincoli che ancora pendono sull’area. «Tempo fa abbiamo chiesto la sdemanializzazione, oltre che del Triangolo (passato sotto la piena competenza del Comune nel 2012, ndc) anche dell’intero Viale Mediterraneo, di Viale Italia e della Piazza del porto fluviale».  Iter che sembra però procedere con notevole lentezza.

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