Molluschi, torri e tonnare: il tesoro delle coste sarde (da blog Alessio Satta)

di Francesca Gallucci

 

In Sardegna c’è una squadra composta da ingegneri, architetti, geologi, progettisti, biologi marini che lavorano per proteggere una delle risorse più importanti dell’isola: i suoi 2000 chilometri di litorale. Questi professionisti operano per la Conservatoria delle coste, l’agenzia della Regione che tutela un patrimonio non solo ambientale ed economico ma anche culturale, visto il numero di siti storici di cui è costellato. La Sardegna per difendere il suo tesoro, ha preso spunto dai cugini d’Oltralpe, usando come modello la «Conservatoire du Littoral», agenzia francese che da quasi quarant’anni difende le aree naturali di particolare rilevanza paesaggistica ed ambientale che si trovano di fronte al mare. Così nel 2009 è nata un’omologa agenzia sarda che opera in moltissimi ambiti – dalla battaglia all’erosione costiera, alla promozione del turismo sostenibile, dalla gestione integrata delle risorse di pesca al recupero di immobili – con un unico obiettivo: custodire e proteggere una delle più importanti ricchezze del territorio. Una delle missioni dell’agenzia è difendere ciò che è in grado di testimoniare la storia del litorale sardo, e così la Conservatoria si è lanciata in un progetto di recupero di sedici torri del periodo aragonese. In particolare, grazie al programma dell’Istituto di storia dell’Europa mediterranea del Cnr, le torri di Chia a Domus de Maria e di Santa Maria Navarrese a Baunei si stanno trasformando in veri e propri punti «d’osservazione digitale»: un’«iniezione» di tecnologia sta infatti rivitalizzando le vecchie strutture, facendone un moderno sistema di presidi di informazione telematica, allestite in chiave multimediale e collegate a internet. I visitatori al loro interno potranno così compiere un viaggio attraverso i luoghi e la storia dell’isola, lanciandosi alla scoperta del sistema difensivo composto dalle torri e dalle città fortificate dell’antico regno di Sardegna, e di tutti gli stati che appartennero alla Corona di Spagna, dall’area tirrenica alla Turchia e al Maghreb. Nel 2009, l’agenzia ha avuto in affidamento anche l’Isola dell’Asinara, e la spiaggia di Is Mortorius nel Comune di Quartu Sant’Elena. Qui la Conservatoria ha messo in sicurezza sette ettari di terreno, bonificandolo dai rifiuti speciali abbandonati da oltre mezzo secolo e ha indetto un bando per un concorso d’idee: i vincitori si occuperanno del recupero di un nuraghe presente nella zona conosciuto come Diana, della progettazione di un centro di servizi turistico-ricreativi attraverso il recupero dell’ex-tonnara, e della creazione di un parco costiero aperto a tutti. Is Mortorius è inoltre costellato dalle postazioni per gli armamenti pesanti in funzione antisbarco che avrebbero dovuto fronteggiare l’urto di un eventuale attacco degli Alleati in Sardegna: proprio qui, la Conservatoria sta lavorando alla realizzazione del primo centro di documentazione sul sistema di difesa costiero antinave della Seconda guerra mondiale. Un percorso di valorizzazione di un’area bellica simile a quello portato avanti a Mangiabarche: nei primi mesi del 2010 è stato infatti affidato all’Agenzia un complesso di fabbricati, che si trova sulla costa occidentale dell’isola di Sant’Antioco, che costituisce la batteria antinave e antiaerea costruita nella seconda metà degli anni ‘30 a scopo difensivo durante il conflitto mondiale. L’area, che si estende per sette ettari, inizialmente è stata messa in sicurezza attraverso la bonifica dagli ordigni bellici e la rimozione dell’amianto; in seguito, l’agenzia ha avviato il recupero di un’ex batteria militare per trasformarla in uno spazio espositivo e in una residenza artistica internazionale che dia ospitalità agli artisti del Mediterraneo in visita sull’isola. Oggi i lavori sono finiti e dallo scorso novembre l’ex covo di artificieri a Mangiabarche è tornato a nuova vita. Ma l’agenzia non si batte solo per la difesa delle tracce storiche sulla costa, perché tra le sue priorità c’è anche la difesa ambientale: nel 2010 ha avviato un progetto di gestione e tutela del mollusco Pinna nobilis in un’area della Sardegna sud-occidentale compresa tra Sant’Antioco, Calasetta, Carloforte e Portoscuso. La Pinna nobilis è il più grande bivalve del Mar Mediterraneo e come tanti molluschi marini produce dei filamenti con i quali si ancora al fondo del mare. Usato in passato, e soprattutto in Sardegna, per tessere indumenti, è oggi oggetto di un’attenzione particolare da parte della Conservatoria che ne sta valutando la presenza per studiare un sistema di tutela. E la Pinna nobilis non è l’unica specie oggetto di ricerche e protezione. Dal 2009 l’agenzia coordina anche il progetto internazionale Camp – Coastal area management programme – che coinvolge 22 comuni costieri, 3 aree marine protette ed un Parco Regionale e che si articola in tre azioni: la gestione del riccio di mare Paracentrotus lividus, lo studio del polpo comune Octopus vulgaris, e un’azione di ripopolamento dell’astice Homarus gammarus. Inoltre l’Agenzia, sempre nell’ambito del Camp, ha dichiarato guerra all’erosione costiera portando avanti sul litorale di Maria Pia ad Alghero un progetto sperimentale sulla Posidonia oceanica, un’alga capace di creare una barriera sottomarina che, rallentando il moto ondoso, impedisce l’erosione.

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