Calamosca, la nuova litoranea

Per rifare il look della litoranea di Calamosca, chiusa questa estate per il rischio frane, saranno spesi 500 mila euro. Il sindaco Massimo Zedda: «Riqualificheremo l’area e renderemo la costa più sicura».

Un’alba verde spunta da Capo Sant’Elia. Un grande polo ambientale e percorsi pedonali che si snodano dalla Sella del Diavolo a Calamosca. Rivoluzione in arrivo anche per la sicurezza dell’area: compariranno a breve nuovi cartelli per i sentieri naturalistici e dispositivi di videosorveglianza. E poi riflettori puntati sulla strada litoranea che parte da Calamosca e porta fino alla zona dello stabulario: verrà riqualificata.

L’INTESA COMUNE-REGIONE Comune e Regione procedono a braccetto: sul tavolo un protocollo d’intesa firmato ieri mattina dal sindaco Massimo Zedda e dal direttore esecutivo dell’Agenzia regionale per la Conservatoria della coste Alessio Satta. Durerà cinque anni, il rinnovo è tacito, il budget annuale ancora da quantificare. Per i nuovi cartelli il Comune ha risorse specifiche, per l’altra parte si attingerà dalle casse di viale Trento. Lungomare Poetto e Sant’Elia diventano un tutt’uno. E si arriva sino a Molentargius. «Visto dall’alto il promontorio può essere considerato il prolungamento naturale dell’area umida: è diviso solo dalla strada», sottolinea Zedda. Due gli obiettivi fondamentali: la sicurezza delle coste e la valorizzazione e riqualificazione dell’area. Alla base il progetto Perla, finanziato nell’ambito del Parco geomarittimo. Un esperimento partito due anni fa a Oristano, esteso poi a Toscana e Liguria: presto anche Cagliari avrà la segnaletica di pericolo standardizzata. Un percorso innovativo: dalla videosorveglianza a mare sino all’accessibilità delle spiagge ai portatori di handicap.

LA STRADA DI CALAMOSCA La strada che parte dalla piazzetta di Calamosca e porta fino allo stabulario, ormai in condizioni preoccupanti, verrà riqualificata. Il count down è partito, 500 mila euro delle casse di Palazzo Bacaredda per il restyling: nuova pavimentazione ecologica, barriere in legno al posto del guard rail, rimozione dell’asfalto, illuminazione e percorsi pedonali.

LE TORRI STORICHE E poi la parte della valorizzazione del patrimonio regionale con i rilancio delle torri storiche. A febbraio inizieranno i lavori per la messa in sicurezza e il restauro della torre del Prezzemolo (il rudere spagnolo nell’area del Lazzaretto) e di quella del Poetto, da anni in totale abbandono, trasferite di recente alla Regione. Sotto la lente anche la Stazione dei segnali, la torre accanto al faro. «Fa parte di un programma più ampio che include 15 fari – spiega Satta -. Riportato alla città diventerà il punto di passaggio fondamentale di tutti i percorsi che si diramano lungo il promontorio». In arrivo anche i punti ristoro e di informazioni. In questo caso la cifra è quasi certa: «Ci vorranno diverse centinaia di migliaia di euro, delle casse dell’Agenzia regionale», anticipa Satta. Il Faro resta inavvicinabile, la Marina per ora non lo cede.

IL FORTINO Via libera invece per il fortino di sant’Ignazio – costruito nel Settecento per contrastare gli attacchi dei Francesi e trasformato in ospedale nell’Ottocento per ospitare i malati del Lazzaretto in esubero -, appartiene ancora alla Marina, ma a breve passerà alla Regione. «Vogliamo riconsegnarlo alla città, per completare il patrimonio mosaico di quest’area», spiega Satta. C’è anche Quartu: a Is Mortorius la batteria dell’artiglieria dopo anni di incuria esce dal dimenticatoio: a gennaio iniziano i lavori per il recupero dell’area, da giugno i fortini potranno essere di nuovo visitati.

Sara Marci

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