Parco abbandonato dalla Regione mentre arrivano studenti da Oxford e c’è un’altra emergenza: Cala d’oliva senz’acqua

di Pier Giorgio Pinna

ASINARA. Riflettori internazionali sull’isola-parco spenta dalla Regione. Dopo il blocco dei trasporti da Porto Torres, cresce l’attenzione sull’Asinara. Ma all’estero. È il paradosso di una situazione che sta toccando livelli grotteschi. Per una full immersion di tre giorni, 25 studenti d’architettura dell’università di Oxoford sono stati ospitati insieme con i due docenti-tutor a Cala d’Oliva. Le ultime ore di visita hanno però coinciso con una nuova emergenza: in tutto il borgo è mancata l’acqua e l’ostello che li accoglieva è rimasto a secco. Al termine di trattative estenuanti che hanno coinvolto il Comune di Porto Torres e la Conservatoria regionale delle coste che aveva promosso la trasferta dei ragazzi dell’ateneo inglese, il gruppo britannico è stato trasferito per la notte a Cala reale, in otto camere messe a disposizione dalla direzione dell’Ente Parco. E questa mattina è poi partito per Calasetta, dove parteciperà a un workshop e presenterà l’idea del lavoro-studio sull’ex Cajenna del Mediterraneo.

Lo stop ai collegamenti quotidiani con Porto Torres ha creato di riflesso altre difficoltà. Dall’impossibilità di foraggiare i cavalli e gli altri animali allo stop nello smaltimento dei rifiuti e al blocco di tante manutenzioni. Ora si aggiunge l’Sos lanciato dai gestori della foresteria e del punto ristoro di Cala d’oliva. Insomma, riemerge uno spettacolo non edificante, difficile da esibire come biglietto da visita. «In effetti è inverosimile che un’isola con tante chance da vantare continui a restare penalizzata», sostiene il dirigente della Conservatoria Alessio Satta.

Gli studenti sono arrivati venerdì con un volo Londra-Alghero. Si sono subito distribuiti nelle diverse diramazioni dell’ex carcere. A George Guida, 20 anni, italo-americano che dopo la scuola internazionale a Roma si è iscritto nel prestigioso ateneo britannico, l’improvvisato ruolo di traduttore a beneficio dei compagni. «Non siamo tutti inglesi – spiega – Nel nostro gruppo, al secondo e al terzo anno accademico, ci sono un iracheno, uno sloveno, un norvegese, un indonesiano e altri italiani». C’è chi – come Jonathan Hassen, 21 anni, di Birmingham, Isabelle Taylor, 19, di Cornwall, e Owen Davis, 21, di Cardiff – ha scelto di approfondire progetti d’analisi riguardanti la Cala dei detenuti, la vicina chiesa e Cala d’Oliva. Chi – come Brandon Maggie, 18 anni, originario di un centro vicino a Giakarta – si è dato all’esame delle infrastrutture stradali. Chi ha misurato celle e perimetri di Fornelli. E chi – come Francesca Ghavami, diaciannovenne con nonni di Lecce – ha passato intere giornate dentro il cimitero dell’ex borgo di pescatori per valutazioni e stime di carattere artistico-architettonico.

Ogni sopralluogo, comunque, rivela uno scrigno prezioso: testimonianze e perle di un’isola che solo la Regione pare avere dimenticato nei sui piani (oggi l’unica linea, dal porto Tanca Manna di Stintino, è assicurata dall’operatore privato Gabriele Mura col barcone “Città di Lerici”). «Qui è tutto bellissimo, persino i cinghiali sono stupendi, guardi un po’ che foto meravigliose, la nostra è stata una gita stupenda», commenta, quasi a rafforzare l’opinione generale, il turista di Varese Antonio Ferrerio, 52 anni, che con altri tre lombardi visita l’Asinara accompagnato da una guida del parco, Antonella Sotgiu.

Decisamente contrariati dall’ennesima emergenza a Cala d’oliva il presidente della coop SognAsinara Giorgio Falchi e i suoi compagni: la vice Valentina Chessa, il cuoco Gianni Satta e la sua collaboratrice Maria Teresa Sanna. Tutti di Porto Torres. E tutti, nonostante le difficoltà, entusiasti dell’esperienza sull’ex Isola dei cassintegrati. «Però gli enti devono metterci in condizioni di lavorare bene: qui s’incrociano le disposizioni di cinque ministeri, oltre a Regione, Conservatoria, Parco, Comune: districarsi fra queste competenze sta diventando complicato – dice Falchi – Nell’ultimo anno all’ostello abbiamo triplicato le presenze e ospitato duemila visitatori. Ma adesso con questa mancanza d’acqua a Cala d’oliva, dopo il blocco dei trasporti da Porto Torres, la nostra attività si fa proibitiva: che senso ha lasciare nel caos un’isola così suggestiva e tanto ricca di opportunità facendola andare alla deriva con un inconveniente dopo l’altro?».

Nel 2012, come ricorda il presidente del Parco Pasqualino Federici, all’Asinara sono sbarcate in tutto 70mila persone: «Più 15% rispetto all’anno precedente». «Ma questa faccenda dell’acqua che manca è una vergogna. mi batterò col sindaco perché finisca una volta per tutte», incalza la consigliera comunale d’opposizione ed ex primo cittadino Gilda Usai.

Naturalmente gli studenti di Oxford di beghe e bagarre non sanno nulla. Uno dei loro tutor, il professor Julian Loffler, si limita a spiegare che hanno scelto l’isola «perché è una terra unica, degna di essere studiata nel suo complesso sotto il profilo storico e culturale». Chissa se qualcuno alla Regione lo starà ad ascoltare.

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