Nasce a Scivu l’oasi Wwf tra dune, ginepri e mare

di Giampaolo Meloni

ARBUS. Tre sentieri per una lunghezza di tre chilometri. È il primo accesso all’oasi naturalistica di Scivu che prende forma grazie alla donazione di una famiglia decisa a tutelare così un’area quantomai esposta alla devastazione. Sono i primi tre percorsi di una rete che si svilupperà per tredici chilometri. Il progetto? Costruire un marchio della qualità della vita: formaggi, miele, agricoltura biologica, artigianato in un grande contenitore d’integrità che è l’ambiente. Duecento ettari sulla Costa verde, nel territorio di Arbus, a sud di Piscinas, a ridosso della colonia penale di Is Arenas compresi su un’estensione complessiva di seicento. Mare incontaminato, vegetazione spontanea, flora e fauna pregiate ma a rischio di estinzione, un bosco di querce con qualche esemplare secolare. Qui la realtà quotidiana scompare. Tutt’intorno solo i profili collinari, verde, le onde dell’area dunale ricamate da ginepri e orchidee, corbezzoli, pini e un’imponente macchia mediterranea.

Siamo in un’area protetta e vincolata (rientra nei due Sic di Capo Pecora e Piscinas-Scivu) e dal Piano paesaggistico regionale che ne ha finora impedito il massacro cementizio. Minaccia tuttavia sempre in agguato. A dimostrare la violenza incombente, ecco il primo impatto al mattino di una giornata ecologica dedicata alla pulizia del territorio a alla sistemazione della prima parte di sentieristica autorizzata pochi giorni fa dalla Regione. Davanti alla trentina di persone che hanno risposto all’iniziativa del Wwf ecco il corpo di un cervo maschio, morto da qualche giorno a causa delle infezioni procurate da una zampa spezzata da un cavo d’acciaio sistemato per la cattura. L’animale è sfuggito all’uomo ma non all’agonia e alla morte. Poco più in là, tra i ginepri, quasi a volergli dedicare l’ultimo saluto e chiedere aiuto, ecco un altro esemplare. Scruta il gruppo di volontari e rapidamente scompare, come a ricordare che questa è la sua casa e invocare rispetto. Neppure il tempo per una foto.

A fine giornata oltre una tonnellata di rifiuti raccolti nell’area violentata dai fuoristrada e dalle incursioni frequenti, poco generose con la natura ma esuberanti con l’immondizia. Nella prima bonifica, a metà luglio, vennero recuperati oltre venti metri cubi di macerie. Ora gran parte dell’immondezzaio è scomparsa. Ma ci sarà ancora da fare, con altre iniziative di volontariato.

Giovanni Atzedi è il rappresentante della famiglia di Arbus che ha deciso di salvaguardare questo paradiso naturalistico con l’intervento diretto del Wwf, che si prepara ad aprire una sede ad Arbus. «Non è stato facile affrontare le procedure – spiega Giovanni – e siamo ancora agli inizi. Tuttavia abbiamo già ottenuto risultati importanti e incoraggianti». Fra qualche settimana sarà possibile ospitare le prime visite organizzate: alcune richieste sono già arrivate, dalla penisola, dal Club alpino italiano e anche da un gruppo di studiosi e appassionati irlandesiche vorrebbe allestire un centro di osservazione e studi sulla tartaruga caretta caretta che qui nidifica. Saranno tre giovani guide turistiche di Arbus (Valeria Vacca, Annita Tatti e Samuele Montisci) a guidare gli ospiti nell’area di S’acqua druci (una fonte sorgiva che scaturisce vicino al mare), al nuraghe Naruci (già dichiarato di interesse culturale dalla Soprintendenza, secondo la legge Urbani), nelle strutture che testimoniano antiche attività minerarie (siamo a pochi chilometri da Montevecchio, Naracauli), nelle postazioni d’avvistamento con l’interesse già dichiarato della Conservatoria delle coste. E già si discute di una collaborazione con la stessa colonia penale di Is Arenas, la cui amministrazione ha dato ieri la disponibilità per facilitare la raccolta dei rifiuti. E ci saranno le strutture di supporto: un sistema compatibile di ricettività, una fattoria didattica, il centro informazioni e accoglienza.

«Abbiamo registrato numerose adesioni – spiega Antonello Secci, presidente regionale del Wwf, indaffarato ancora una volta a cancellare le tante discariche abusive disseminate senza rispetto –. Ci aiuta soprattutto l’attenzione che abbiamo ricevuto da numerosi cittadini di Arbus e del territorio. Sanno che non siamo qui per imporre alcun veto ambientalista ma per cogliere una grande occasione che può essere fonte di sviluppo e di lavoro. Come sempre  quando sulle potenzialità del territorio c’è il marchio del Wwf. Monte Arcosu, nel Sulcis, è un esempio». Qui, a Scivu, oltre l’atto iniziale della famiglia che ha fatto la donazione, la partenza dell’oasi è stata agevolata dalla raccolta di fondi nazionale, lanciata lo scorso maggio, a sostegno di tre oasi (le altre due nella penisola).

La parte più importante della bonifica è stata fatta. La “vergogna” delle discariche e dell’inquinamento è stata eliminata. «Ora si parte con la fase della cura, della costruzione dell’oasi con tutte le misure necessarie per cogliere il meglio da questa grande opportunità», ripete Secci. Entusiasmo condiviso dai volontari e primo fra tutti da Giovanni Atzedi. La giornata ecologica è stata organizzata anche con l’ausilio della Provincia del Medio Campidano e del Comune di Arbus. Il confronto con l’amministrazione comunale resta aperto. In alcune riunioni, all’inizio dell’estate, non mancarono i timori di chi teme l’estromissione dal territorio. «Ma queste non possono essere neppure ipotesi – osserva Secci – : questo è uno dei migliori paradisi d’Europa, va difeso, salvaguardato e rilanciato per la crescita del territorio». Nel pomeriggio avanzato il drappello di volontari lascia l’oasi. Si risale fino al piccolo parcheggio vicino alla strada asfaltata. Lo spazio è liberato dalle poche auto. Il profilo delle dune si dissolve nella notte.

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