La formazione del Piano Paesaggistico Regionale: dal Decreto Soru all’approvazione del Piano (2004-2006)

La formazione del Piano Paesaggistico Regionale: dal Decreto Soru all’approvazione del Piano (2004-2006)

Intervista ad Alessio Satta pubblicata nel n. 6 del 2011 della Gazzetta Ambiente.

Gazzetta Ambiente: Quali sono gli aspetti che hanno caratterizzato maggiormente il processo di formazione del Piano Paesaggistico Regionale?

Alessio Satta: Il processo di formazione di pianificazione regionale è iniziato nel 1993 attraverso il PTP fino a giungere a pieno compimento nel 2006 con il PPR. In entrambi i piani si è proceduto alla redazione di strumenti per regolare la trasformazione riconoscendo che la straordinaria qualità ambientale della Sardegna, nonostante importanti esempi di consumo e degrado del territorio, conservava ancora vaste aree ad alta naturalità.

Tra gli aspetti che hanno caratterizzato il processo di formazione del PPR è interessante mettere l’accento sull’evoluzione culturale che ha portato il legislatore a concentrare la massima attenzione sul tema degli ambiti costieri. Il processo di trasformazione dei paesaggi costieri sardi dal dopoguerra al 2004 (L.R. n. 8 del 25 novembre 2004,) è stato caratterizzato dalla mancanza di coordinamento e omogeneità. Inoltre l’attenzione primaria verso gli interessi locali ha impedito una visione organica di compatibilità ambientale e urbanistica.

Tale processo ha spinto doverosamente il legislatore a dotarsi di regole quali il PPR e di un organismo come l’agenzia Conservatoria delle Coste finalizzato alla conservazione del patrimonio costiero.

Il concetto presente nel PPR e nella legge istitutiva della Conservatoria delle Coste di “aree costiere” intese come ecosistemi naturali dimostra che l’articolazione e la differenziazione degli elementi costitutivi sono quelli che garantiscono la maggiore sostenibilità e durata. Una seria politica di tutela, valorizzazione e gestione integrata degli habitat e degli ecosistemi, rappresenta anche la consapevolezza che si tratta di un bene strategico fondamentale per il futuro della Sardegna.

Gazzetta Ambiente: Quali sono gli aspetti positivi e negativi che rileva nel processo di formazione del Piano Paesaggistico Regionale?

Alessio Satta: Tra gli aspetti positivi che hanno determinato il processo di formazione del PPR vi è senza alcun dubbio la creazione dell’agenzia tecnico-operativa regionale Conservatoria delle Coste quale strumento di supporto alle politiche del PPR.

Il ruolo interpretato dalla Conservatoria delle Coste, sin dalla sua piena operatività avvenuta nel 2009, è stato soprattutto quello di fornire strumenti alle amministrazioni locali per accrescere la coscienza del valore complessivo della biodiversità e dell’interesse generale che le rivestono anche nell’ottica di uno sviluppo sociale ed economico durabile.

Missione della Conservatoria delle Coste è completare l’azione di protezione degli strumenti di programmazione e di regolamentazione svolgendo compiti di gestione integrata di quelle aree costiere di particolare rilevanza paesaggistica ed ambientale. Come specificato dall’Art. 2 del suo Statuto, le finalità istituzionali dell’Agenzia sono quelle di salvaguardia, tutela e valorizzazione degli ecosistemi costieri e di gestione integrata delle aree costiere di particolare rilevanza paesaggistica ed ambientale, di proprietà regionale o poste a sua disposizione da parte di soggetti pubblici o privati.

Gazzetta Ambiente: Considera adeguate le forme di comunicazione e condivisione in merito a principi e strategie di tutela e salvaguardia paesaggistica, attivate nel corso del processo di formazione del PPR?

Alessio Satta:La strategia di comunicazione e condivisione dei principi di tutela e salvaguardia del paesaggio si è rivelato indubbiamente uno dei maggiori punti di debolezza della formazione PPR. Trasformare il principio della tutela della fascia costiera patrimonio comune dei sardi ha rappresentato e rappresenta ancora l’unica opportunità per contenere le spinte al consumo di aree costiere per fini industriali e residenziali determinate, queste ultime, dalla sempre più crescente pressione turistica ed insediativa a scapito di una riqualificazione e valorizzazione dei centri urbani.

Sarebbe ugualmente riduttivo pensare alla pianificazione della fascia costiera incentrata su tali principi di tutela e salvaguardia senza proporre un modello di sviluppo economico alternativo. La mancanza di una comunicazione chiara ed efficace sulla possibilità di un altro modello di sviluppo ha generato uno dei più importanti fraintendimenti dell’azione di formazione del PPR.

Gazzetta Ambiente: Quali sono a suo parere gli aspetti del PPR maggiormente condivisi da parte della società locale o oggetto di maggiore conflittualità?

Alessio Satta: In questo eterno conflitto tra conservazione e sviluppo economico si annida la contraddizione del pensiero individualistico della società sarda e dei pochi contro i molti. Concettualmente ogni cittadino sardo è favorevole alla conservazione e alla tutela del paesaggio e dell’ambiente costiero. Ma allora cosa ha portato ad una conflittualità cosi accesa da dividere l’intera isola in fazioni pro conservazione e pro trasformazione delle aree costiere? L’impressione confermata dai tanti fatti di cronaca è che il vero unico conflitto è rappresentato da interessi individuali di alcune oligarchie nostrane (o esterne all’isola) capaci di condizionare fortemente l’opinione pubblica anche attraverso il controllo di una comunicazione che utilizza i media con grande spregiudicatezza. Quanti cittadini sardi hanno la possibilità di costruirsi una villa all’interno dei 300metri o dei 2km della costa? Quanti posti di lavoro vengono creati con la trasformazione di centinaia di ettari di costa dedicati alla costruzione di seconde case? Il vero paradosso è la dialettica tra una strategia di lungo termine: la conservazione della risorsa costiera quale fattore strategico di attrattività della Sardegna ed una di breve termine: l’economia edilizia che trasforma il territorio costiero in maniera irreversibile e garantisce salari per durate a volte inferiori ai 12mesi.

Ma una visione di lungo termine necessita anche di risposte di breve termine capaci di garantire il benessere socio-economico e queste risposte devono essere fornite contestualmente o addirittura ex-ante il processo di tutela per rendere lo stesso efficace.

Gazzetta Ambiente: Quale relazione pensa che ci sia fra tutela e salvaguardia del paesaggio e sviluppo socio-economico?

Alessio Satta: Il paesaggio costiero deve essere preservato nella sua integrità naturale al fine di non comprometterne il suo valore unico la cui perdita sarebbe irreversibile. Il sistema costiero, non è composto unicamente da “tratti” di territorio con destinazione esclusiva per la balneazione e lo svago estivo, bensì da aree di grande pregio ambientale e culturale il cui confine si estende oltre il passaggio tra la terra ed il mare fin nei fondali marini della piattaforma continentale antistante. In tali ecosistemi, esiste un’elevata concentrazione di biodiversità, che riguarda le specie vegetali ed animali ed i loro habitat. Qualunque modifica del paesaggio e dell’ambiente costiero sardo comporta una riduzione vertiginosa del suo valore in termini di risorse naturali ed economiche.

L’ecosistema costiero, se integro nei suoi caratteri di naturalità, ha una forza d’attrazione sempre maggiore proprio nel momento in cui gran parte delle coste mediterranee hanno perso tali caratteristiche e questo valore tende ad aumentare considerevolmente nel tempo, in quanto una massa sempre maggiore di persone avrà predilezione per visitare i luoghi ad alta naturalità. Il paesaggio, bene immateriale unitario che risulta dal concorso di aspetti talora molto diversi e distanti, è un bene tutelato dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato su cui si basa il PPR, ed ha valore in quanto tale, che non può essere scomposto nei suoi elementi pena la perdita del bene stesso, sia che si tratti di paesaggi naturali, seminaturali o antropici.

Il ruolo interpretato dalla Conservatoria delle Coste, sin dalla sua piena operatività avvenuta nel 2009, è stato soprattutto quello di fornire strumenti alle amministrazioni locali per accrescere la coscienza del valore complessivo della tutela della biodiversità e della valorizzazione degli ecosistemi costieri e dell’interesse generale che rivestono anche nell’ottica di uno sviluppo sociale ed economico durabile.

Se prendiamo l’esempio della Corsica dove migliaia di turisti soggiornano nei paesi in collina e da quelle zone poi raggiungono ogni giorno le spiagge ci accorgiamo che la scelta strategica è basata sul concetto che la domanda turistica predilige passare le vacanze in veri centri abitati, non in edifici artefatti uguali a loro stessi in tutte le coste del mediterraneo dalla Spagna alla Turchia. Come riporta una ricerca IPSOS del 2011 ben 6 italiani su 10 si dicono disposti a spendere qualcosa in più pur di trascorrere le vacanze in luoghi caratterizzati da una elevata qualità del paesaggio e dell’ambiente, un sistema di riciclaggio dei rifiuti efficienti, incentivi all’utilizzo di energie rinnovabili, mezzi di trasporto pubblico ecologici e accurata pulizia di spiagge. E’ esattamente da questo dato che occorre partire per creare un modello di sviluppo socio-economico alternativo capace di rendere la Sardegna competitiva nella sfida del mercato turistico del Mediterraneo.

Gazzetta Ambiente: Quali prospettive e scenari futuri prefigura anche alla luce del dibattito attuale e dei recenti provvedimenti regionali?

Alessio Satta: L’ipotesi di nuove Norme Tecniche di Attuazione del PPR, che sembrano prevedere la scomparsa di un principio fondamentale del Piano vigente, ovvero: l’individuazione della fascia costiera come “bene paesaggistico d’insieme” che nelle precedenti norme, all’art. 19, era “considerata risorsa strategica fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo, che necessita di pianificazione e gestione integrata” rappresenta un deciso passo indietro rispetto al contesto europeo ed internazionale che con l’approvazione del Protocollo internazionale della Gestione Integrata delle Aree Costiere (ICZM Protocol) ribadisce l’importanza di considerare la zona costiera in maniera unitaria ed integrata. La Conservatoria delle Coste rappresenta in questo senso la prima agenzia regionale del mediterraneo ispirata dai principi della gestione integrata delle aree costiere contenuti nel protocollo ICZM.

Gazzetta Ambiente: Cosa pensa che sia opportuno fare nell’immediato o nel prossimo futuro?

Alessio Satta: Uno dei concetti più importanti alla base di una revisione del PPR è la definizione di fascia costiera. La fascia costiera può essere suddivisa in vario modo, in base agli aspetti vegetazionali o in base ad altri criteri scientifici. Nella legislazione italiana, la delimitazione del demanio marittimo, non definisce la fascia litoranea, ma considera quasi esclusivamente la linea della battigia e di spiaggia che sono limiti in continua evoluzione. Delimitare le coste ai fini di un’efficace tutela non può essere fatto con criteri geometrico-spaziali. La conferma del limite dei 300 m della Legge 431/86 (Galasso), nel Dgls 42/2004 (Codice dei beni culturali e ambientali) e nemmeno l’estensione ai 2.000 metri della legge regionale n. 8/2004, pur con un salto quantitativo e qualitativo, non possono costituire un elemento definitivo nella caratterizzazione e delimitazione della fascia costiera su basi naturalistiche ed ecologiche. Occorre avere ancora più lontano di quanto si sia spinta la LR n. 8 del 2004 tenendo conto dei processi ecologici, che hanno tempi e ritmi di lungo periodo, che nulla hanno a che vedere con le contingenze politico-amministrative. Aree costiere di notevole valenza ambientale e paesaggistica si estendo a volte per diversi chilometri oltre la battigia sia verso mare che verso terra, mentre in altri casi, attività economiche consolidate come la pesca, l’agricoltura e la pastorizia si svolgono in prossimità di sistemi dunali, aree umide, stagni e lagune. Per tutte queste ragioni, la conservazione delle coste significa occuparsi con una visione sistemica di territori più o meno estesi e collegati tra loro da una o più relazioni nello spazio e nel tempo.

Allo stesso tempo è fondamentale tenere fermi i principi ispiratori del PPR attraverso un approccio che interpreta la fascia costiera come bene paesaggistico d’insieme e che allontanandosi dal mero “vincolo paesaggistico” all’edificazione, sia capace di dare priorità all’esigenza di progettare il territorio tenendo conto delle complesse dinamiche ecologiche e antropiche che investono il paesaggio e l’ambiente delle nostre coste quale risorsa primaria per lo sviluppo del turismo e dell’economia della nostra Isola. Questa considerazione diventa addirittura imperativa quando ampi tratti della fascia costiera della Sardegna sono interessati agli impatti dei cambiamenti climatici come l’innalzamento del livello medio del mare, l’erosione costiera e l’intrusione salina.

In questo contesto occorre rinforzare gli strumenti tecnico-attuativi come la Conservatoria delle Coste capaci di fornire risposte alternative e concrete allo sviluppo come il riutilizzo dell’enorme patrimonio regionale in ambito costiero: l’isola dell’Asinara, i sistemi di difesa costiera, i fari e le postazioni semaforiche, il patrimonio minerario, ecc.

Questo enorme patrimonio rappresenta una ricchezza esclusiva della Sardegna diventando allo stesso tempo suo principale asset, reale ed intangibile, nella competizione con le altre regioni dello spazio euro-mediterraneo.

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