Oristano San Vero la torra di Scala rischia di crollare

San Vero, corsa contro il tempo per salvare la torre
Rischia di crollare ma la Soprintendenza limita ogni intervento. La Conservatoria delle coste ha un progetto di tutela, ma si scontra con le norme stabilite dal Codice Urbani

SAN VERO MILIS. Sospesa su una parete di falesia alta trentadue metri. Potrebbe venire giù in qualsiasi istante. Il terreno alla base è stato eroso dal tempo e la pioggia delle ultime settimane ne ha esasperato la precarietà. Una frattura insanabile nella pelle geologica dell’Oristanese. La torre di Scala ‘e sale guarda il mare nel territorio di San Vero Milis. Una sentinella a ovest, testimone di un passato che la Sardegna non può dimenticare. Racconta la dominazione spagnola. Il rischio che il monumento “possa” precipitare è appesantito da un criterio normativo secondo il quale la torre “debba” cascare in mare e cancellare dalla costa un tassello di quello straordinario patrimonio che sono i beni culturali dell’isola.

A obiettare sulla lettura spietata che offre il Codice Urbani, c’è il coraggio e la sensibilità della Conservatoria delle coste, il servizio regionale in capo all’assessorato dell’Ambiente che ha il compito istituzionale di salvare queste ricchezze. La norma nazionale prevede che il dominio del tempo sia incontrovertibile: accada quel che accada, la torre è nata lì e in quel luogo deve vivere o morire. Il punto è: per quale ostinazione affidarla alla violenza del tempo e all’abbandono degli uomini?

Alessio Satta, giovane, dinamico, appassionato direttore della Conservatoria la vede diversamente. Quel monumento deve essere salvato, è una ricchezza archeologia del Seicento. Se l’amore per la cultura suo e della équipe che lavora con lui saranno ascoltati come meritano, la Torre sarà salvata.

L’operazione comincerà lunedì. Sarà curata dal Dipartimento di Geoingegneria dell’Università di Cagliari, con la direzione di Battista Grosso, docente di Geotecnica. Un mago nell’utilizzo delle tecnologie avanzate nei sistemi geologici. Dopodomani arriverà sul posto, alla testa di una piccola carovana che trasporterà i macchinari disponibili. Altri saranno acquistati più avanti. Si tratta di cominciare con il monitoraggio. Un laser-scanner dovrà leggere e riprodurre in immagini tridimensionali ogni millimetro del monumento. Una radiografia straordinariamente precisa che dirà quanti pezzi formano la Torre, come sono uniti tra loro, con quali materiali, quali sono i punti critici.

La somma di queste informazioni sarà basilare per mandare a buon fine la prima operazione di salvataggio fatta in Sardegna con queste dinamiche: arretrare la Torre di circa venti metri rispetto alla posizione originaria. Come dire, metterle i piedi al sicuro, sulla terraferma. Operazione originale anche in Italia, con l’eccezione di Aquila, dove però solo l’indagine laser è stata applicata per indagare lo stato di salute di edifici e monumenti devastati dal terremoto.

Scala ‘e sale è sospesa sulla parete in falesia. Lentamente ruota verso il mare, piegandosi verso la morte inesorabile, indebolita nell’appoggio dalla forza erosiva delle acque e del maestrale. Non è possibile fermare il movimento con un qualsiasi impianto di ancoraggio, sarebbe solo ritardante. Alessio Satta ieri mattina lo ha spiegato agli enti convocati con l’urgenza di salvare una vita. Ancorchè culturale, storica. Molti concordano sulla soluzione che il direttore della Conservatoria ha prospettato. Non è dello stesso avviso la Soprintendenza, soggetta alla sola ragione istituzionale di obbedire al Codice Urbani.

Tuttavia l’ostacolo non è forse insormontabile. L’indagine documentale che il pool del professore Battista Grosso registrerà nei prossimi giorni sarà decisiva, la prova provata che si deve intervenire rapidamente. La tecnologia darà supporto alla cultura e insieme decideranno un’operazione di rilievo scientifico e culturale di interesse nazionale. Prospettiva che sarà ribadita alla Soprintendenza e al ministero con la richiesta formale di dare soddisfazione alle scelte che la Sardegna sa mettere in campo. Probabilmente a migliore beneficio, almeno in questo caso, di quanto può fare il Codice Urbani. In quel caso la Torre potrà essere ricostruita, pezzo su pezzo, reperto su reperto, con gli stessi materiali, nella stessa identica forma edificatoria e architettonica. Restituendo a Capo Mannu la sua vedetta del Sinis di origine spagnola.

di Giampaolo Meloni da repubblica.it

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