«Sarà un progetto di tutela»: Il direttore della Conservatoria delle coste Alessio Satta spiega la filosofia dell’intervento

di Alessio Satta

Vorrei iniziare con un ringraziamento sincero a Giorgio Todde per due ragioni precise. La prima è che mi permette di spiegare ai lettori i principi ispiratori dell’azione della Conservatoria delle Coste. La seconda per avermi concesso l’occasione di parlare di fari. Prima di continuare vorrei fare una precisazione all’articolo di Giorgio Todde. Un lettore inebriato dalle parole del nostro scrittore potrebbe aver inteso, tra le righe, che il progetto di restauro della torre del Finocchio a Torre delle Stelle sia stata opera della Conservatoria delle Coste. Su questo vorrei rassicurare Giorgio Todde. La torre non appartiene al patrimonio della Regione Sardegna ed il progetto di restauro non è della Conservatoria delle Coste. Per conoscere l’approccio metodologico al restauro della Conservatoria delle Coste è possibile consultare il progetto relativo al recupero conservativo di nove torri costiere della Sardegna disponibile sul sito sardegnacoste.eu. Ma torniamo a quei “luoghi di meraviglia” che sono i fari.  Quella dei fari è una storia affascinante che si perde nella notte dei tempi e va di pari passo con la storia della navigazione. Fin dall’antichità l’uomo ha imparato ad andare per mare limitandosi però a navigare durante il giorno e lungo le coste. La necessità di potersi muoversi sempre più spesso lo porta a navigare anche di notte obbligandolo a orientarsi con le stelle e con rudimentali strumenti nautici. Le insidie rappresentate da scogli affioranti, banchi di sabbia e altri natanti hanno reso improrogabile la necessità di illuminare la notte con i primi “fari”, veri e propri falò situati nei luoghi più pericolosi delle coste. Omero nel XIX libro dell’Iliade paragona lo sfavillio dello scudo del guerriero Achille a uno di quei fuochi che dalle alture rendono sicura la via ai naviganti. Tornando ai giorni nostri, una nuova storia sta per essere scritta per i fari del Mediterraneo. In Francia, il Conservatoire du Littoral, istituzione nazionale, nata nel 1975 con oltre cento funzionari e un bilancio annuale di trenta milioni di euro, si appresta a prendere in gestione circa 60 fari del paese del Camembert. In Sardegna, la Conservatoria delle Coste, agenzia regionale nata nel maggio 2007 e operativa solo due anni dopo (con l’entrata in servizio dei primi, e ultimi, nove funzionari), nel 2012, con un bilancio di due milioni di euro si appresta a prendere in gestione 15 tra fari, postazioni semaforiche e vedette della terra del pecorino sardo. Come terminerà la competizione con i nostri amici d’oltralpe? La spunterà il team dei quattro mori partito 34 anni più tardi e composto da giovani architetti ed ingegneri autoctoni o l’esperienza trentennale dei conservatori francesi? Ai posteri l’ardua sentenza. Una cosa è certa, tutte e due le istituzioni concorreranno con gli stessi principi incisi a caldo nelle loro leggi istitutive e nei loro regolamenti. Chiunque vinca la singolar tenzone, il Conservatoire du Littoral e la Conservatoria delle Coste condivideranno il processo di valorizzazione dei fari costituendo un gruppo di lavoro internazionale. Il processo è appena iniziato e nei mesi a venire la Conservatoria delle Coste darà l’avvio al coinvolgimento di amministrazioni comunali, parchi, università, associazioni e cittadini.  Ma quale significato ha per la Conservatoria delle Coste il termine “valorizzazione” che popola gli incubi rosa confetto di Giorgio Todde? Questo termine, per spiegarlo attraverso le parole di Eddy Salzano, ha un significato ambiguo e viene adoperato in due accezioni sostanzialmente alternative. Da un lato, sempre citando Eddy Salzano, si parla di “valorizzazione” come trasformazione/gestione di qualcosa al fine di ricavarne un vantaggio economico (interpretazione che mette l’accento sullo sfruttamento economico anziché sulla qualità del bene) e dall’altro lato, si parla di “valorizzazione” come “messa in valore” delle qualità proprie del bene (interpretazione che mette l’accento sulla necessità di scoprire, di tutelare e di evidenziare il valore intrinsecamente già presente nel bene, prioritariamente rispetto a qualsiasi obiettivo economico). Mentre nell’uso corrente di questo termine prevale la prima accezione, l’approccio metodologico adottato dalla Conservatoria delle Coste è quello della “messa in valore” dei beni a essa affidati dove l’esigenza di conservare il valore intrinseco del bene è prioritaria rispetto a qualsiasi obiettivo economico. I fari, una volta visti, non saranno perduti e attraverso la loro “messa in valore” diventeranno, per la prima volta, patrimonio di tutti, sardi e non sardi, ambientalisti e “valorizzatori”. L’impegno della Conservatoria delle Coste è rendere possibile che i fari continuino a essere visti in tutta la loro forza evocativa e, sottratti alle minacce del tempo, proseguano a illuminare il nostro cammino di viaggiatori evocato splendidamente dalla scrittrice Virginia Woolf nel romanzo «Gita al faro» (1927): “Il faro era allora una torre argentea, nebulosa, con un occhio giallo che si apriva all’improvviso e dolcemente la sera”.

* Direttore della Conservatoria della coste

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